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Storia 1927 - 1967

1927-1967 I PRIMI QUARANT'ANNI ...

di Carlo Bareggi

Non ho certamente la pretesa, con queste poche righe, di voler fare la storia di 40 anni di vita della Sezione del C.A.I. di Cittadella, e ciò per due ragioni. Prima: perché non mi sento di avere la stoffa dello storico per cui la mia sarà una interpretazione soggettiva delle carte che ho consultate, le quali potrebbero, esse stesse, peccare di soggettivismo da parte di chi le ha scritte e successivamente raccolte; seconda: le vicissitudini della Sezione, che solo per brevi periodi ha avuto una sede propria e negli altri è stata ospitata in diversi posti di fortuna.
In conseguenza dei numerosi traslochi alcuni fascicoli e documenti sono andati perduti con l'ovvia conseguenza che per taluni periodi la documentazione è carente o lacunosa. Dirò innanzitutto che la storia della nostra Patria si è riflessa nella vita della nostra Sezione, e proprio i sentimenti di italianità, il voler conoscere i campi di battaglia dei nostri monti, recarsi in pellegrinaggio ai cimiteri di guerra, onorare i caduti dei sanguinosi combattimenti svoltisi durante il conflitto 1915-18, oltre che alla relativa vicinanza di questi luoghi, ebbero parte preponderante nella nascita della nostra Sezione, che se ufficialmente ha vita nel 1927, pure principio ad essere nel 1923, con la costituzione del «Gruppo di Cittadella) alle dipendenze della sezione del C.A.I. di Bassano. Doverosamente quindi devo prendere le mosse da quel 1923 e ricordare Piero Mazzarotto, un animatore entusiasta che sentiva profondamente l'amore della montagna, e che
vedendo nell'organizzazione del C.A.I. la possibilità di meglio estrinsecare gli interessi alpinistici dei due gruppi di appassionati della montagna già esistenti a Cittadella: quello della «Naia gloriosa», formato prevalentemente da coloro che avevano di recente smesso il grigioverde, e quello del «Club Giovani Alpinisti Cittadellesi» ne fuse le forze e costituì il «gruppo di Cittadella della Sezione C.A.I, di Bassano del Grappa» divenendone il Presidente.
Già il 10 e 11 marzo questo gruppo dà il via alla prima gita alla Cima Grappa di cui il cronista dice: «se fu un salire periglioso ed incerto altrettanto bello e meritato fu il riposo, il pasto fraterno e frugale in quella bianchissima quiete». Seguì subito dopo un gita al Pasubio «ruinoso ed impervio», il 13 maggio viene inaugurato il primo gagliardetto dono della signora Marga Sabadin Montini che ne è anche la madrina al Teatro Civico di Bolzano, in una manifestazione cui fanno da contorno i Sosatini e i soci della Sezione di Bassano. Ed ancora altre gite sull'Altopiano di Asiago, sul Monte Cengio e sugli altri monti che furono «baluardi della vittoriosa difesa d'Italia». Le gite, con mete sia pure modeste, erano sempre intraprese con grande entusiasmo, non mancarono però escursioni impegnative quali la traversata Ortles-Cevedale (effettuata sempre nel 1923) ed i cui partecipanti, come si può leggere nella relazione dell'ascensione «furono complimentali da Ufficiali Italiani» ...«che constatavano l'abbandono e l'incuria
in cui vengono lasciate dagli Italiani, quelle cime superbe da poco conquistate, mentre sono oggetto di ammirazione e di studio per gli stranieri». Questa meta inusitata dimostra la capacità, oltre che la buona volontà, dei primi iscritti al C.A.I. Cittadellese. In pochi anni si susseguirono poi altre ascensioni: Cima d'Asta, Cimon Rava, Cima Tosa e Gruppo delle Pale di S. Martino. Tali attività sono degne della massima considerazione se pensiamo che mancavano allora tutti i sussidi meccanici che rendono oggi assai più facile il raggiungimento di quelle mete, ed il soggiorno ai numerosi Rifugi, del tutto confortevole, mentre allora bisognava contare solo sulle baite dei pastori.
Nasce nel 1924 la prima Veglia Azzurra, con l'intento di dar vita con il provento di tale serata, ad una Colonia Alpina Cittadellese, che rimarrà sempre un sogno, mentre la Veglia Azzurra divenne una memorabile magnifica tradizione che si rinnoverà ad ogni carnevale per molti e molti anni. L'attività prosegue vivace anche per lo «ski» e nel 1925 nelle gare organizzate dalla Sezione di Bassano al Monte Palla il gruppo di Cittadella si piazza al 1° ed al 2° posto nelle gare a pattuglie.
Con rito solenne il 31 maggio dello stesso anno con l'intervento di una nutrita rappresentanza della Sezione di Bassano e della SOSAT di Trento ed alla presenza del figlio di Cesare Battisti Dott. Gigino e della celebre guida alpina Innekoffer viene inaugurata la Sede presso
so l'albergo Roma.
Per far fronte alle spese per un dignitoso arredamento si fece ricorso ad una pubblica sottoscrizione a cui la popolazione rispose generosamente. Il Gruppo di Cittadella sentendosi ormai maturo e già ricco di esperienza, onde godere di una maggior autonomia, nell'Assemblea generale dei Soci tenutasi I'8 marzo 1927, delibera di costituirsi in Sezione. Tale provvedimento viene ratificato dalla Sede Centrale in data 27 giugno. La Sezione acquista un loculo nell'Ossario del Monte Grappa (L. 100) e questo diventa meta di pellegrinaggio, ogni 1° novembre per molti anni successivi.
Nel 1929 dalle autorità di Roma vengono impartiti gli ordini per il controllo di tutte le associazioni non fasciste. La Sede Centrale viene trasferita da Torino a Roma ed il C.A.I. passa alle dipendenze del C.O.N.I. Il Presidente della Sezione Piero Mazzarotto cessa quindi dalla carica, mentre d'autorità viene nominato Commissario l'ex Tenente degli Alpini Alessandro Malatesta. In conseguenza delle nuove disposizioni si abbatte sulla Sezione una valanga di circolari, per ogni nomina e per ogni attività bisogna chiedere autorizzazione preventiva alle superiori autorità. II Presidente Sig. Malatesta scrive allora a S. E. Manaresi, presidente Centrale del C.A.I. (con il quale intercorrevano, presumibilmente, rapporti di personale conoscenza) per dirgli senza tante perifrasi che in mezzo a quella caterva di ordini lui non sapeva come raccapezzarsi e ché venisse chiarito in cosa consistesse la sua carica.
Per fortuna al C.A.I. viene successivamente accordata una certa autonomia e così la vita della Sezione può riprendere senza troppi intralci burocratici. Ma l'imposizione politica, anche se velata, (gli appartenenti al C.A.I. d'autorità saranno anche iscritti all'O.N.D. e la Sede è presso il Littoriale) porta una certa crisi nella Sezione e molti Soci rassegnano le dimissioni, taluni accompagnandole con lettere piuttosto "vivaci". A significare il clima dell'epoca è indicativa una lettera scritta alla Sede Centrale (si sollecitava la ratifica della nomina del Presidente Malatesta) da quel solerte e preciso segretario, che fu per molti anni, il Sig. Silvio Spranzi in cui la frase "alpinistici saluti" è cancellata e sostituita da "fascisticamente salutiamo". Ed altra, ancora più significativa per la sua paradossale contradditorietà, che apparì nel primo numero del bollettino Sezionale edito nel
1930: "il C.A.I. è apolitico" ... "ma non possiamo permettere che sotto il suo gagliardetto si celino dei sentimenti afascisti". E' comunque lodevole il tentativo di dar vita ad un notiziario locale per i Soci, ma dopo soli tre numeri la pubblicazione cessa essendo troppo oneroso il costo per la stampa. L'attaccamento dimostrato da molti Soci al Sodalizio ebbe ragione della crisi determinatasi
per ragioni politiche e nello stesso 1929 si ha la prima gara di mezzofondo e discesa libera organizzata dalla Sezione sulle nevi di Gallio. Tali gare vengono riprese poi nel 1934 e si susseguono ininterrottamente fino al 1938 per merito precipuo di quello che fu il factotum di quel periodo: il Sig. Emilio Svegliado. Nel 1930 la Sezione gode di una vera apoteosi. Viene tenuta sulla Cima Grappa L'adunata delle Sezioni Venete del C.A.I. a cui presenzierà il Presidente Centrale Manaresi, in quella occasione la nostra Sezione inaugura il suo secondo gagliardetto, di cui sarà madrina la Sig.na Lina Pasquale, e tale cerimonia diviene il centro di tutta la manifestazione, dei discorsi celebrativi e della festa. A fianco delle attività sezionali alcuni soci (Mosé Contarini, Angelo Pozzato, Angelo Pasquale) svolgono una attività più specificatamente alpinistica cimentandosi con le vie dolomitiche. Proprio in adempimento a quelle che sono le finalità del C.A.I. cioè quello di promuovere la conoscenza e lo studio delle montagne, la Sezione negli anni che precedono l'entrata in guerra dell'Italia si preoccupa di allargare sempre più gli orizzonti ai nuovi e vecchi soci, organizzando gite, sia invernali che estive, sempre con mete nuove e che siano accessibili sia agli alpinisti provetti che a quelli meno esperti.
Quando scoppia la guerra, ovviamente le file si disperdono; proprio i soci più attivi sono chiamati alle armi, restano i giovanissimi e qualche anziano, e data la situazione vi è un notevole rallentamento di ogni attività.
Queste cessano quasi del tutto dopo 1'8 settembre 1943, ma tuttavia non manca certo l'at-taccamento
all'istituzione se nel 1944 c'è una corrispondenza abbastanza nutrita con la redazione de "Lo Scarpone" in cui venivano lamentati disguidi e il mancato recapito del giornale e vengono studiati i mezzi più opportuni per far pervenire ai soci la voce dell'alpinismo.
Il dopoguerra
Desidero ricordare (per quanti non lo sapessero) che con l'avvento dello Stato democratico, il patrimonio od altri beni appartenuti al partito fascista e delle altre associazione che vi facevano capo, vennero congelati. C'erano ancora una ventina di fedeli iscritti alla Sezione, quando, dopo la liberazione, il Comitato di Liberazione Nazionale nomina Commissario per la nostra Sezione il Dott. Angelo Barin, il quale indice subito una riunione invitando a raccolta i vecchi soci, con i più giovani che sentono l'attrattiva della montagna. I soci nuovi sono numerosi e dopo la prima assemblea avvenuta nel giugno del 1945 e che vede ritornare l'elezione delle cariche attraverso una votazione con sistema democratico viene nominato Presidente il dott. C.A. Collavo. C'è tutto un fervore nuovo che anima Presidenza e soci, e subito nel periodo estivo, malgrado la difficoltà dei mezzi di comunicazione (pur di andare si utilizzano i vecchi autocarri militari americani - i famosi DODGE - lasciati in eredità alla G.R.A. ) la viabilità disagevole ed i rifugi distrutti, si organizzano gite che vedono un numero elevato di partecipanti.
Di anno in anno il numero dei soci cresce, è questo un fenomeno generale. Si va in montagna in cerca dell'evasione, per dimenticare gli anni di sofferenze patite nel periodo bellico e per godere delle intatte bellezze della natura dopo le distruzioni della guerra. In questo periodo la Sezione aiuta largamente le consorelle che chiedono sovvenzioni per la ricostruzione dei loro rifugi andati distrutti dalla guerra. Tutti i soci rispondono sempre generosamente sia con offerte libere e sia intervenendo a tutte quelle manifestazioni che la Sezione organizza (serate di canti della Montagna, proiezioni di films, conferenze illustrate da diapositive).
Passata la frenesia che aveva invaso un pò tutto e tutti, l'entusiasmo in cui non sentiva profondamente l'amore della montagna si attenuò. Alcune associazioni a carattere alpinistico che erano nate localmente e che non avevano la base organizzativa e la tradizione del C.A.I. si sciolsero, ma riversarono i loro elementi migliori nella sezione. Intanto si andava trasformando anche lo spirito di chi andava in montagna; innanzitutto una più larga partecipazione popolare che per le migliorate condizioni economiche consentiva a sempre più larghi strati di popolazione di praticare l'alpinismo e poi perchè i più facili e più rapidi mezzi di comunicazione ed i sempre più frequenti impianti di risalita avvicinavano a dismisura quelle mete che una volta richiedevano molte ore di cammino e di sudati sacrifici, ciò però non contribuì a rafforzare il numero dei Soci della Sezione, al contrario fu l'inizio della crisi, questo perché i più anziani, privati del loro alpinismo romantico cominciarono ad abbandonare l'attività e la Sezione, mentre i giovani ancora mancavano, attratti anche dalle nuove Associazioni turistiche e sportive che si erano venute formando a Cittadella. Una fiamma di interesse per la montagna ci fu con l'impresa forse la più bella dell'Alpinismo Italiano, la conquista del K 2. La nostra Sezione contribuì al finanziamento della spedizione in modo generoso per il suo limitato numero di soci. Il Prof. Pezzotti tenne una memorabile serata il cui ricavato andò a totale beneficio della Spedizione.
Parve però essere quella anche un'ultima fiammata della nostra languente Sezione. Si aprì una crisi dirigenziale, che sembrava doverla portare alla sua definitiva liquidazione o quanto meno abbassarla al rango di sottosezione.
Ma ci furono uomini che ebbero fede, ed altri che ebbero coraggio.
Il 1957 segna l'inizio di quello che oggi potremmo definire il decennale del rinnovamento. E' merito del Presidente Alberto Alberti di aver portato le nuove leve di giovani (provenienti i più dalle file degli Scaut di cui egli era stato un dirigente) in seno alla Sezione e ad aver formato con questi il Consiglio Direttivo. Gli inizi sono piuttosto sconsolanti e le gite e le altre attività sociali costano una fatica improba per essere organizzate, ma un po' alla volta l'ambiente si vivacizza e soprattutto attratti dal lato sportivo che può offrire la montagna, veri autodidatti, alcuni giovani cominciano a cimentarsi con le pareti verticali, e ciò li entusiasma e diventano allora i più volonterosi propagandisti dell'alpinismo, riuscendo a far larga opera di proselitismo.
Poi, questa non è più storia ma diviene cronaca, cominciano ad allargarsi le necessità organizzative. E' più che mai sentita l'opportunità che la Sezione abbia ad avere una Sede propria, perché in essa abbiano la possibilità di incontrarsi i Soci, ma c'è sempre di mezzo il lato finanziario che fa veramente paura, e nell'intento di ricavar quattrini, con molto patema d'animo, nel carnevale del 1963 si ridà vita alla Veglia del C.A.I. E' un successo, i dirigenti tirano un sospiro di sollievo, le attività aumentano. Oltre alle sempre più numerose gite sociali sia invernali che estive si iniziano le Serate della Montagna che dal 1963 in poi hanno sempre riscosso il più vivo successo. Con un accordo, nello stesso anno, il Coro G.A.M. di Carmignano di Brenta diviene un affiliato della nostra Sezione. Si dà il via alla Cena Sociale, un simpatico incontro conviviale per tutti i soci, sempre animatissimo, a conclusione della stagione estiva ed in attesa di quella invernale.
Il Gruppo di rocciatori che hanno seguito le orme di Gigino Sabadin e del Ghigno (Renzo Timillero) si fa sempre più numeroso e le scalate dei nostri soci sempre più impegnative, qualcuno annovera tra le sue arrampicate qualche sesto grado e ciò dà veramente lustro alla Sezione.
La Sede da lungo tempo agognata, diviene una realtà, con una festa molto sentita essa viene inaugurata il 31 maggio 1966.
Il 1967 si apre per la Sezione con uno sforzo organizzativo notevole, per dar vita a due manifestazioni: la prima obliata per molti anni e la seconda del tutto inedita. Trattasi della gara Sciatoria sulle nevi di Virti di Lavarone, e di un corso di arrampicata nella palestra di roccia di S. Felicita, per chi  vuol apprendere i primi rudimenti per affrontare la montagna. Entrambe queste manifestazioni sono coronate da un discreto successo, ma soprattutto esse danno esperienze nuove a soci e dirigenti. Queste le tappe fin qui percorse dalla Sezione di Cittadella nei suoi 40 anni di vita. Esse appaiono ora come un naturale svolgimento di cose e di fatti, ma invece esse hanno comportato, per i dirigenti, fatica, sacrifici e grande passione. A tutti questi ma in special modo a coloro che hanno lavorato più a lungo od in momenti più difficili il grato riconoscimento dei Soci e di chi ne è attualmente il Presidente.
CARLO BAREGGI